Alessandro Chalambalakis

Offendere l’uomo in quanto Uomo

 

" L’uomo che è forse il vertice
non è che il vertice di un disastro. "
G. Bataille, Il colpevole

 

Rinascimenti soffocati, umanesimi demoliti, fedi e fiducie smantellate, disfatte, affogate e perdute; l’uomo non è al più al centro di nulla se non di questo suo stesso nulla, della sua stessa voragine e vertigine.

Oltre-umano e post-umano; trans-umano, anti-umano e disumano. Umanesimo rovesciato, minaccia dell’uomo a se medesimo, potenziamento di quell’ostilità che è pericolosità dell’esistere.

L’opera post-umana è l’opera di colui che danneggia se stesso, la logica conseguenza di colui che pretendeva di migliorare ogni cosa. Oltreumanesimo è consapevolezza del fatto che l’anthropos è in primo luogo nemico di sé, oppositore alla sua stessa specie, avversario di ogni sua natura secondo ogni sua natura. Postumanesimo è consapevolezza dell’assenza di fondamenti e della comica necessità assiomatica di presupposti e pregiudizi sottesa ad ogni sapere.

 

" L’uomo è qualcosa che deve essere superato […].
Il superuomo è il senso della terra.
Dica la vostra volontà:
sia il superuomo il senso della terra!
Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli alla terra
e non credete a coloro che vi parlano di sovraterrene speranze!
Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio. "
F. Nietzsche, Prologo di Zarathustra

 

Laddove l’animale umano è postumano. E soprattutto laddove la trasgressione dell’animale postumano è comunque ancora troppo umana. Laddove l’umanesimo è ancora umanesimo del lavoro, umanesimo della schiavitù alla conservazione, asservimento alla durata. Vita privata di ogni esperienza del salto.

 

" Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando,
poiché essi sono una transizione. "
F. Nietzsche, Prologo di Zarathustra

 

Postumanesimo è consapevolezza della tragicità del moderno, della sua ineluttabilità e inevitabilità. Consapevolezza della storicità dell’essere e dell’esserci, della relatività e della prospettiva danzante di ogni molecola. Postumanesimo è conoscenza della frammentarietà e dunque frammentarietà della conoscenza. Postumanesimo è paradossale sapere del non sapere, coscienza dell’assurdità di ogni capo, vertice, gerarchia, dogma, valore, obiettivo e significato.

L’essere è ora radiografia di se stesso e sezione necroscopica dei propri valori.

Il pensiero è in questo forse. Come la pensiamo forse, come forse là pensiamo. Il nostro stesso pensiero è pertanto in forse e solo forse dunque pensiamo.

Contro ogni residuo di antropocentrismo abbandoniamo questa masturbazione concettuale, questo narcisismo teologico, quest’onanismo finalista. Tutt’al più la centralità rimastaci è quella del panico, del sublime naufragio, della rovinosa dissacrazione.

 

" Senza gli errori che operano in ogni piacere e dispiacere spirituale,
non sarebbe mai sorta un’umanità
– il cui sentimento fondamentale è e rimane
quello per cui l’uomo è l’essere libero nel mondo della necessità,
l’eterno taumaturgo, sia che agisca bene, sia che agisca male,
la sorprendente eccezione, il superanimale, il quasi-Dio,
il senso della creazione, il non pensabile come inesistente,
la parola risolutiva dell’enigma cosmico,
il grande dominatore della natura e dispregiatore di essa,
l’essere che chiama la sua storia storia del mondo!
Vanitas vanitatum homo. "
F. Nietzsche, Umano, troppo umano

 

Al nulla dei fondamenti! All’assenza di assoluti! Brindiamo alla storia e alle vicissitudini dell’inesorabile moltiplicarsi di questi collassi nella coscienza!
La morale della favola è dunque favola della morale. Ricondurremo l’etica alla favola nel senso del racconto, della narrazione, del mito; la svincoleremo dalla pretesa d’incondizionata validità a priori e finiremo per aprirla, scardinarla, lacerarla alle esperienze, all’eterogeneo e all’eteroclito, ai mondi, alle contraddizioni e non pretenderemo che essa risolva o ci risolva ma ammetteremo che essa altro non è che un possibile, una chance, una delle infinite navigazioni offerteci dalle cartografie del caso. Non una morale postumano-nichilistica della favola ma una favola postumano-nichilistica della morale come una delle innumerevoli possibilità messe in gioco.

Oltreumana è quindi la vita di questo nostro carnevale di anime attorno al sepolcro dell’Uomo, innanzi all’altare del nulla. Ridiamo e piangiamo di questa vicenda, di questa storia, di questo capitolo non ancora conclusosi.
Abbiamo danzato e festeggiato. Abbiamo versato lacrime funerarie. Abbiamo riso, mangiato e bevuto. Ci siamo amati e ci siamo fottuti. Ogni gesto sulla tomba dell’Uomo, innanzi all’altare del nulla. Indossiamo ora le più svariate maschere di antichi spettacoli; da attori assisteremo al dramma di una libertà disposta al baratro.

 

" E tu, lenta ginestra,
che di selve odorate
queste campagne dispogliate adorni,
anche tu presto alla crudel possanza
soccomberai del sotterraneo foco,
che ritornando al loco
già noto, stenderà l'avaro lembo
su tue molli foreste. E piegherai
sotto il fascio mortal non renitente
il tuo capo innocente:
ma non piegato insino allora indarno
codardamente supplicando innanzi
al futuro oppressor; ma non eretto
con forsennato orgoglio inver le stelle,
né sul deserto, dove
e la sede e i natali
non per voler ma per fortuna avesti;
ma più saggia, ma tanto
meno inferma dell'uom, quanto le frali
tue stirpi non credesti
o dal fato o da te fatte immortali. "

G. Leopardi, La ginestra o il fiore del deserto

 

Alessandro Chalambalakis - los@ctonia.com