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-3, Peripéteia
Ctonia
compie un anno. Conclude la sua rivoluzione in vista
della successiva. Nessun concetto poteva adattarsi meglio a questo
ri-volgimento se non quello di peripéteia;
rivolgimento dell’intreccio, della narrazione. Preludio
della katastrophé. Passo decisivo verso il peggio,
nella discesa e nella consapevolezza dell’inesorabilità
della discesa stessa, passo decisivo in quella paradossale risoluzione
che il dramma rappresenta. Tutti termini questi la cui semantica
sembra rinviare unicamente alla linearità ma che sappiamo
benissimo essere invece deputati a ripetersi. In ogni storia,
in ogni vita, in ogni pensiero. Qualsiasi retta è d’altronde
destinata a curvarsi. Ctonia è l’imprevedibilità
della direzione che assumerà questa curvatura.
È
proprio in questo improvviso curvarsi della situazione e delle
condizioni che, precipitati e precipitosi, assistiamo all’a-cadere
dello sfavorevole, allo scivolamento e al trasformarsi nel proprio
contrario di ogni vicenda. Imprevisto che piomba addosso, mutazione
repentina, inattesa, casuale e ad-versa.
Peripezie ctonie dunque, prese di coscienza dell’inarrestabilità
del rovesciamento delle parti, dei sovvertimenti della norma.
Momenti in cui, nella visione iniziata languidamente, ci si rende
finalmente conto che il rovescio di ogni medaglia è continuo,
rovinoso e vertiginoso.
Così,
in questo passaggio e sconvolgimento perpetuo, in questa posizione
scomoda, il pensiero è costretto a interrogarsi su se medesimo,
sulle sue instabili e fangose fondamenta. La riflessione diviene
pertanto sgambetto subìto, scivolone tremendo, ri-pensamento
e paradossale chiusura del cerchio in cui, invece della soluzione,
troviamo lo scacco. Quello scacco che, insolubile, ci riconduce
ad una posizione di partenza che non ricordiamo in quanto, nel
girotondo, ogni posizione è equidistante dal centro.