Romolo
Carrino
Cantico
delle ombre (5'.10'')
Siete
voi? Vi aspettavo da tanto di quel tempo.
Gualtieri
Siete
voi?
Sono qui da tanto tempo,
Mi accado
da tanto di quel tempo
Ho troppo da mentire,
in questo anno elastico deforme mi allontano
Siete
voi, lo so lo so siete lo so, che siete
Siate
il mucchietto di sogni
a cui predico istanze funebri
non lasciatemi qui vivo,
non lasciatemi qui vi prego,
in ogni caso mi sframmento e ho già accecato quella luce,
a frangenti mi rifrange
e sviva tutt’intorno a flutti
e io bianco.
Sono
qui, da tanto tempo inchiodato all’acqua
mi splendo e mi specchio mi spando mi smetto
Non fatemi annegare su gli scorticati fondali bassi
senza neanche una pietra viva
dove possa poggiare la testa
che non è giusto vivere
senza corrente che mi sposti
Così
è, tra dita la vita
e siamo Voi.
Da troppo tempo accade,
di tanto di quel proprio del tempo
che fa conforme gli avvicinamenti che fa
Dal nostro tempo io mi arrivo senza salutare che
che mi spengo e mi stanco mi manco
tanto quanto mi, tanto fa il male che fa mi
Dunque
a nulla mi servirono gli allontanamenti?,
dal vostro corpo ferromagnetico io mi tardo ad arrivare,
le ragioni contundono la vostra bellezza e io tardi
Tra le
pieghe ne le scarpe
i piedi che tacciono tutti i passi mai fatti
Non vogliate voli,
tra il tutto cielo che ci sberleffa
che a specchio come molle ci allunga e ci allunga sulla Terra
Mi tardo
a farmi tosse
e mi sputo mi pento e mi dolgo mi mento e mi sento e
sento voci
sparlano di parole imbuto
mi tardo a figliare
a nascere mi esercito al niente
Sento
dieci enigmi
non so risolverli
Sento che siete voi, che sei tu e
così è tradita, ogni nostra vita, compassata
Nel reticolo
azzurro cessano le forze contrarie
tra le dimensioni Iniziali
il mio nome
moltiplicato nel gesto cresciuto tra l’acqua e l’aria
Mi sento
chi siete voi, mi sento chi Sia tu
Mi sento che mi è dato saperlo
Dal tuo
poco male il rigurgito dell’Animale Benedetto,
è la Grammatica Infertile ruggita per mancanza di Segno
Dai nostri inferni calcolabili
basta il minimo Delta a riconoscere
il linguaggio storto di quei tuoi affarucci di cuore minimo
sigillo a una caccia triste, seppure involontaria,
per solo affamarti
Sento
sul fondo la corrente che non mi sposta
sento che me a tra versi
su le porte della mia poesia
tra guardi di verde ti sparisco
dissolvendomi quasi indulto
Sento
che lo sbagli quel pianto
per errore
per errore lo hai corretto al tuo ghigno migliore.