Gianluca chierici

Ishtar

Ishtar, bacia
le grezze nudità, i difetti
e i vizi di una scala ad anelli,
che le forme di ieri
hanno opposto alle mie labbra,
belle, le tue, benedicono
la parola, che materica esiste,
cosciente dell’indifferenza
nella colomba vicina.

Come un ponte inaudito
le ali vuote del tuo mare,
piene d’onde e d’affetto,
disossano il sangue
del mio piccolo cielo.

Madre dell’etere, figlia
della casa lussuriosa,
rossa rotonda occidentale,
piangi e illumina
il brivido benefico,
la sinfonia dei temporali.

Tu, fonte che scende armonica,
stella unica nel viaggio dei magi,
salda le smorfie alla sfinge
omogenea, antica complessa
larga riva di righe ipnotiche,
manifesta ciò che langue
nell’enigma.