Irene
Leo
Nigredo
#1
«Il
primo sintomo della morte é la nascita»
S.J. Lec
Ho la pelle piena di eclissi e sugli occhi la Luna si sparge senza fiato...
Piano piano si allarga il varco della bocca, trascende sulla lingua
l'effluvio nero di ortiche sincere.
Si addolorano le dita, vedove di promesse e cortesie.
Si annida saltellante l'onice sferico,
sulla curva blanda della prospettiva dei piedi.
Mi suggerisce il grillo sparlante di un neon,
un fendente da macchiare,
una ciglia di potassio sulla guancia,
la mononucleosi della notte,
contagiosa allure senza preavviso.
Urlami, urlami e bruciami
(mi canta all'orecchio la punta marrone di una formica)
e sale lenta sulla sabbia di un temporale...
Si apre dietro le spalle la porta del solstizio,
un gradino di piume di corvi che arridono l'omega,
tutta l'aria.
Si scioglie la fiamma delle narici,
mi parla alla pelle
la mano, le mani, le dita,
il respiro,
l'amplesso corrotto del gelo.
Corro, corro, correndo mi innalzo
le gengive alla resa,
mi si allenta il tam tam del petto,
si annega, mi annego, annegami
tu, albedo di future lacerazioni,
cenere che raggranella la farina
di un desiderio.
Alimenta oltre la fame la fine,
sia,
questa pietra dura che
sfavilla del suo niente,
ed ancheggia tra le pieghe
del cammino una viola,
uccisa dalla misericordia
della vita.